martedì, giugno 30, 2009

Sei qui, sei viva.
Sono le uniche parole che echeggiano nella mia testa.
E' qui, è viva.

Questa era la sensazione del grande dolore
che provavo ieri pomeriggio e che non riuscivo a placare.

Mille messaggi per tenerti in contatto,
per cercare di capire dove eri e che pensavi,
per tenerti accanto a me con il terrore di non capire,
per non lasciarti mai sola, anche se non capivo
cosa mi portava a compiere questi gesti.


Perché avevo una grande paura di perderti
e te l'ho scritto nei nostri pensieri che non mi volevo allontanare,
che volevo restarti accanto ma volevo capire,
perché pensavo dipendesse dal nostro non parlare
e avevo dentro il sentore di doverti chiedere dove eri,
che cosa facevi, che cosa pensavi. Cosa ero io.

E stamattina neanche credevo a ciò che leggevo,
non riuscivo a capire ancora una volta
che posso sentirti dentro e che le mie sensazioni
sono reali e che dovrei dargli ascolto.

Completamente destabilizzata in un delirio,
mi muovevo fra le tue parole e non trovavo nesso
fra il mio dolore e il tuo stato,
fra il mio rigettare e i tuoi messaggi.

Lentamente ho compreso.

E non posso far altro che dirmi.
E' qui, è viva.

lunedì, giugno 29, 2009

Un passo indietro. Ora un passo indietro.

Non ho mai amato le collocazioni imposte da un modo di vivere,
ma ho sempre necessitato di conoscere cosa una persona
volesse veramente da me.

Non mi sto allontanando, non voglio andarmene.

Voglio solo capire che strada sto battendo e perché
questo vento che non fa altro che spirare e fermarsi,
è destinato ad essere sulla mia pelle,
nolente o dolente.

Le mie ferite ancora sanguinano
e non abbandonano il mio corpo provato oramai
da parole senza senso, da spergiuri senza Dio,
da rabbia senza amore e rancore senza motivo.

In tutto questo vorrei sapere dove poter mettere i piedi.

Non vedo più la strada, non la trovo più amore mio.

Mi dispiace.

Ora mi fermo e attendo. Attendo i tuoi tempi
che come fragile foglia al vento ti fanno muovere.
Le sensazioni ti portano e ora non sono io quel vento.
Non posso impedirgli di spirare, non voglio farlo.

Posso solo fermarmi e attendere i tuoi passi
e scegliere se seguirti o cambiare strada.

Senza che tu te ne accorga.
Sollevati ora, guarda avanti.
Non c'è nulla che provocherà piacere nella tua anima,
ma solo fitte di dolore nel tuo cuore.

Fallo lo stesso, alzati e rivolgi lo sguardo
verso chi ti ha fatto del male e ancora persiste,
verso i tuoi pensieri che non vogliono andarsene,
verso i veri problemi che gli altri non vedono.

Ce la puoi fare. Confido in te e nelle tue movenze.
Poggia saldamente le tue mani atterra.
Vedi solo nero? Non preoccuparti, cambierà.

Inginocchiati ora e prendi nuove prospettive della vita.
Senti il tuo respiro muoversi nella pancia,
doma la paura e gli effetti dei tuoi demoni.
Credo nelle tue doti di mediatore e nel tuo modo di porti.

E ora vai, sali in piedi ed erigi la tua figura,
che svetti sulle altre teste perché non è grande chi non cade mai
ma chi sa rialzarsi e guardare avanti.

Ora è prendere coscienza di se stessi e muovere il primo passo,
e un altro, un altro e un altro ancora.
Non curarti delle tue ferite, il tempo le rimarginerà.

Perché sei ancora a terra?

[Taci Ragione, non sai l'abisso e il peso
che è nel mio Cuore. Non sai il tormento
che alberga nella mia Anima.
Non riesci a capire che sono viva,
ma che non ho chiesto io di esserlo?]

domenica, giugno 28, 2009

Un bacio, solo un bacio mio per te.
E questo sfiorerà i tuoi segreti più intimi,
lambendo confini inesistenti
fra i tuoi piaceri.

Ti accorgerai di questa sensazione,
lasciando andare la tua testa
in mille pensieri, mille immagini, mille sensazioni.

Che sono quelle che sappiamo provare insieme,
che sappiamo di desiderare entrambe,
che lontane ci fanno impazzire,
ma rendono il tutto così unico.

Leggiadramente appoggiata alla tua sedia,
ora accarezzi gli stessi confini dove il mio bacio si è posato.

Rivivi le lente sensazioni che io sto bramando
sulle tue labbra.
Gioco con esse, con i tuoi respiri, con i tuoi sussulti.

E come te mi perdo in mille e mille desideri.

venerdì, giugno 26, 2009

Rimango ore sotto la mia doccia a luci spente.
[inizia la discesa nel mio inferno]
Un liquido caldo dalla mia testa, lava i pensieri.
Li sento scendere fino ai piedi.

Mi pervade un senso di liberazione che termina esattamente
con l'aprire delle porte della doccia.
[le porte dell'inferno, ne ho le chiavi]

Rimango ancora qui, per un secondo,
un sublime momento ancora.
Silenzio, non c'è luce, solo le mie sensazioni.
Le migliori.
[sensibilmente donna]

Freddo ancora il getto, gradatamente ghiacciato.
I miei seni reagiscono opponendosi vigorosamente
e incordando e rabbrividendo la pelle.
[l'adorazione della Venere che è in me]

Passo le mie mani ancora calde sul corpo,
sfioro i miei tormenti, giocandoci.
Dolcissima sensazione di contrapposizione.
L'acqua fredda sul mio viso, scorre lungo il collo,
chiudo gli occhi e immagino che ci sia anche tu a guardarmi.
[desidero che tu lo faccia]

Passo l'olio sul mio corpo, faccio scorrere le mie mani
lungo la mia pelle vibrante di fremiti
che aumentano il mio desiderarti.

Inebriante emozione, sono mia per te.
[vibrante sentire]

Voglio concederti il mio calore che lentamente si spande
nel mio essere.
Inizio a massaggiarmi, toccarmi, lisciare la mia pelle,
rigandola con le dita.
[la passione sovrasta il desiderio]

Ti bramo, non posso farne a meno.
Voglio le tue mani ora, qui, su di me.

Come tu mi hai ordinato, le ho sentite tutt'oggi sulla mia pelle
e ora sono arrivata a immaginarle di nuovo,
in questo momento in cui mi è concesso di viverle.
Le vivrò.

Sei ora qui con me.

Guardami, toccami, baciami.

Non posso resistere oltre, non voglio farlo.

Il getto dell'acqua ora scorre fra le mie mani,
sul mio ventre, fra le mie gambe.
Voglio immaginare che sia le tue mani,
la tua bocca, la tua lingua.
[sussulti di piacere]

Ora violentemente sul mio piacere, esplodo.

giovedì, giugno 25, 2009

Gelidi brividi correvano sulla mia schiena,
mentre questa veniva dolcemente appoggiata al muro
accanto alla porta di ingresso della tua casa.

Non proferendo alcuna parola,
ma guardandomi negli occhi,
come in una danza, mi avevi accompagnata.

Con una mano avevi afferrato i miei polsi
e li avevi alzati sopra di me, bloccandomi.

Ti avevo chiamato l'altra sera, perché ero in confusione,
la mia testa continuava a farmi del male,
le anime si mescolavano ad altre,
con i loro pensieri e il loro ricordo di dolore.

Tu volevi il mio piacere e la mia eccitazione,
mentre mi guardavi negli occhi e facevi scorrere la tua mano,
lentamente, fra le mie gambe.

Ero completamente destabilizzata da questo,
confusa e presa dalle tue movenze,
ma avevo voglia di assecondarle,
lasciarmi andare.


Ad un tratto la forza mi comprimeva contro il muro violentemente,
mentre la tua mano freneticamente ricercava
la chiave del mio piacere.

Mi hai stretto ancora nella tua morsa,
era quello che desideravo...
...essere desiderata.

E così forte eri dentro di me
che mi dimenavo e non riuscivo a respirare.
E più continuavo a muovermi e a sfuggire
e più ti immergevi, con la furia e la passione che sai darmi.

In qualche momento non riuscivo neanche a poggiare
un piede a terra, tanto la tua veemenza sollevava
il mio corpo.

La mia testa finalmente non c'era,
non ascoltavo i pensieri, ma solo le tue mani.
Ero venuta solo per parlare, mi ripetevo,
per sfogare il mio malessere, e sorridevo,
e sapevi che farlo sarebbe stato solo il prolungare il mio dolore,
rivangare il passato.


Così hai ottemperato la scelta migliore,
staccare la mia testa e darmi coinvolgimento,
farmi rendere conto che a volte nella vita
non esiste solo quello che io non riesco ad ottenere
dagli altri.

Ma può essere piacevole concedere
quello che gli altri desiderano da me.
Quello che sento ... Corto circuito ...

"Il mio problema è che
sono incontentabile
non mi sta mai bene niente,
dice la gente,
ma in questi anni ho imparato
che anche ciò che mi è dovuto
nessuno lo darà mai per scontato noo, no no no
io voglio tutto anche l’impossibile
io voglio tutto ma sarò implacabile
io voglio tutto anche l’impossibile
io voglio tutto ma sarò implacabile

Quello che penso così in un momento
è in corto circuito con quello che sento
Quello che sento così in un momento
è in corto circuito con quello che penso

Mi capita ogni giorno appena sveglio
mi sento le vocine nel cervello:
"prendilo-giralo spostalo-ammazzalo" neh ué!
non so neanche se parlano di qualcun altro o parlano di me
e qualora così fosse resterebbe da capire
se ce l’hanno con me stesso zero uno due o tre,
siamo in tanti e la capa di morto è piccola
la gente mormora ed io sento le vocine nel cefrone ogni mattina
e me mettesse na cravatta cu ’e palline
o cazone e na giacchetta blu marine
e ntunate cu scarpine marruncine
’e cazette ’e seta fina
e po’ facesse na rapina
int’a nu grande magazzino
Quello che penso così in un momento
è in corto circuito con quello che sento
Quello che sento così in un momento
è in corto circuito con quello che penso

Nel tempio maledetto della mia memoria
ci sono alcuni punti oscuri che non ho sbrogliato ancora:
vortici, buchi neri nel mio passato
che cancellano, risucchiano tutto ciò che è stato.
C’è una parte di me che sa benissimo cosa è successo
l’altra fa finta di niente per poter vivere lo stesso
ma guarda un po’ che fatto strano
quali mostri è in grado di creare il cervello umano
mi sembra di vedere dottor Jekyll arrivare da lontano
vuole la mia mano…
La realtà è evanescente e come lei niente
ma i sentimenti restano condensati dentro l’aria
come nuvole che attendono di partorire, gravide
come il mio passato, e qui mi perdo ma una cosa resta:
io preferisco il cuore alla testa

Quello che penso così in un momento
è in corto circuito con quello che sento
Quello che sento così in un momento
è in corto circuito con quello che penso

Il maniaco depresso, l’ingrippato
che io stesso ultimamente credo d’esser diventato
abituato al compromesso
’o vattesse
’o sparasse
e zittu zittu l’atterrasse
il fottuto controllore di me stesso
confesso:
se la vita fosse un treno dovrei fare il biglietto guaglió
però i contanti non ce li ho
e voglio pure un posto in prima sopra al treno della vita
mo’ te dico tutte cose int’a na vota:
’o bbiglietto nun ’o tengo
’a ccà ncoppa nun me ne scengo
e nun tengo documento: perduto
e si mo’ vaie a chiammà ’e gguardie, l’abboffo ‘e mazzate
che almeno abbascio ’e ccelle se mangia cucinato
he capito?
Ah, me só sfugato

Quello che penso così in un momento
è in corto circuito con quello che sento
Quello che sento così in un momento
è in corto circuito con quello che penso

mercoledì, giugno 24, 2009

Ed è Domenica nella mattina dei miei ricordi.
Mi sveglio e sento l'odore del sole che entra delle finestre.
Mi madre già canta su un disco di vinile di Lucio Dalla.
Sorrido. Quanto aspetto questa giornata.

Mia sorella ancora sonnecchia nel letto.
Mi alzo sfregando gli occhi, cerco di arrivare alla maniglia della porta,
più alta di me.

Il sole invade la casa, meraviglia.
Il mio cuore si rilassa.
Mio padre è uscito per prendere il giornale,
la pasta fresca e forse qualche dolce.

Sento l'odore del bucato invadermi la pelle,
mi lascio consolare da questa sensazione,
mentre ancora strofino gli occhi.

Le tende rosse velluto scendono dal corridoio,
passando le mie dita lo accarezzano,
una emozione riservata solo a me, il mio segreto.

Odore di sugo,

Dio ho ancora fame pensandoci e mi viene da ridere.
La nostra cucina giallo ocra con quel camino utilizzato
a modi ripostiglio e dal quale facevano capolino
nella nostra casa, i passeri che facevano il nido al suo interno.

La piccola televisione in bianco e nero, spenta,
era bello guardarla così, immobile. Festa anche per lei.

Scalza mi avvicino alle gonne di mia madre intenta a pulire.
L'odore del Marsiglia e tutti i mobili spostati,
quanto mi divertiva questa cosa...
poter ribaltare casa per un giorno. In quel giorno.

Si alzava mia sorella e prendeva a mettere a posto
le cose lasciate in giro dal giorno prima.

Il mio regno era la cucina,
la sistemavo e finivo il pranzo fin quando
l'abbaiare del mio cane annunciava l'arrivo di mio padre,
che aveva lo strano vizio di dare un colpo di acceleratore
alla macchina prima di spegnerla.
A quel segnale il mio cane andava in visibilio e lo guardavo
abbaiare con l'amore di chi sa darlo.

A tavola scherzavo con mia sorella
mentre i miei parlavano spesso di cose di non interesse per me,
per quell'ingenuità innata che ancora non ti porta
ad ascoltare per farne tesoro, per capire, per scegliere.

E poi tutti di sotto, tutti nel cortile con le biciclette.
E' ancora alto il sole, andiamo a scoprire il mondo,
come poter costruire una barca con l'edera
e farla correre nella formetta dell'acqua dietro casa,
fuggiamo a rubare i fichi a quell'uomo gentile
che oltre a permetterci ciò ci regala anche delle nespole.

E poi ancora in bici, con i cestini carichi di entusiasmo e colore,
con le grida serene della nostra comitiva senza pudori o pregiudizi.
Bianchi, neri, ricchi, poveri e noi e la nostra allegria.

Tutti a casa sotto la doccia, per abbassare l'adrenalina
e finire gli ultimi giochi sotto l'acqua per poi cenare e
andarsi a sdraiare sulle poltrone e addormentarsi.

Quanto mi manca mia madre e i suoi silenzi,
mio padre e il suo modo di stare seduto,
mia sorella sempre presente nei miei giochi.

Panta Rei. Come sempre.

Solo muti silenzi sulle nostre labbra esauste.
Immergo occhi negli occhi e ancora dentro.
[non parlare ora]

Fino a trovare quell'anima di cui m'innamorai.
[c'è ancora traccia di te]

Rimango nell'estasi dei miei ricordi e delle immagini
che soventemente scorrono dalla mia testa
alla mia pelle, facendola rabbrividire.
[smettila, non puoi permettertelo]

Strana cosa il passato, come ancora mi uccida,
come non possa cancellarlo.
[per noi il tempo non scorre]

Il mio stomaco si ribella, urla alla testa di smettere,
ma lei imperterrita continua il suo film.
E allora si difende cercando di eliminare tutto
quello che è al suo interno.
[il caos regna sovrano]

Non basta, non basta. Lei continua.
[la goccia sul mio essere]

Subentra il mio cuore lacero.
Perdo un battito. La mente vacilla.
Perdo un battito. Strana sensazione.
Perdo un battito. Silenzio.
[ora lui fermerà tutto, stai tranquilla]

Ed è di nuovo buio intorno a me.
Per una nuova lunga alba.
[Tum ... Tum]

martedì, giugno 23, 2009

E anche tu smetti i tuoi battiti per un secondo.
[Tum. Tum. ... Tum. Tum.]

Sei stanco, ti capisco Amico mio,
non è facile vivere a questo ritmo.
[Tum. Tum. ... Tum. Tum.]

Ma non riesco a fermarmi,
non voglio arrestare la mia corsa,
anche se porterà ad una fatalità inevitabile.
[Tum. ... ... Tum. ... Tum.]

Non ha senso camminare sulla spiaggia,
se non puoi toglierti le scarpe.
Non ha senso andare a ballare,
se non puoi girare su te stessa.
Non ha senso amare,
se l'amore, facendo battere il cuore,
può farlo arrestare.
[Tutum. Tum. Tutum. ... ... Tum. Tum.]

E allora voglio correre il pericolo.
Morire per amore,
morire per un battito di troppo del mio cuore.
Voglio sentirlo sotto sforzo mentre le sue mani
accarezzano la mia pelle
e se questo vorrà dire morire,
lo farò.
[Tutum. Tutum. Tutum. Tutum.]

E ora, Amico mio,
cerca di rimanere nel mio petto ben stretto
e tenere il ritmo, perchè voglio sentire le sue labbra
sulle mie, prima di poterle dire addio,
almeno una volta.
[Tutum. Tum. Tum. Tutum.]

E non stare ad ascoltare tutto quello che dicono,
gli altri non sanno di cosa parlano
e se per loro il mio bene è il riposo,
lo star ferma e non avere emozioni,
che io muoia ora.
[Tum. ... ... ... Tum. ...]

Fra le tue braccia Angelo mio.

[...]

Lei

Lei è composta da innumerevoli fattori,
spesso si confondono fra loro in mille sfumature.
Capita a volte che gli altri non La vedano
e controllino solamente quello che gli interessa.

Azioni predisposte a sortire un effetto desiderato,
ne causano altri. Irreparabili imprevisti.
Un sentimento, un accadimento, un pensiero,
possono trasformarsi in un equivocabile danno.

Ma Lei è così e anche se non mi da quello che cerco,
pretendo comunque di poterla domare,
cercare di affrontare ogni singolo concetto
non nella sua unicità, ma nel suo insieme.

Ho imparato che le persone sono l'unione del loro essere,
di dove vivono, delle sensazioni del momento in cui le incontri,
dei loro desideri, delle passioni represse e,
spesso anche se poco considerato, delle persone che hanno intorno.

Tutti questi fattori giocano con la persona e Lei,
che continua a mutare ogni giorno le carte in tavola,
mette alla prova questi esseri e la loro resistenza.

La chiave di volta per poter affrontare le proprie paure,
i timori, le occasioni e i propri pensieri malsani e vincere
contro di Lei, è solo una.

Ascoltare.

Per che se non l'ascolti, Lei, la Vita,
continuerà sempre a prendersi gioco di te
e non riuscirai a uscire fuori da quel circolo vizioso,
che il tuo celare gli occhi con le mani,
non vede.

lunedì, giugno 22, 2009

Temo sia ora che parliamo.
E' arrivata l'ora dove il tuo regalo, non è più un dono.
Ma una agonia.
[girati ora e guardami neglio occhi]

E' ora che tu la smetta di giocare.
E mi liberi da questo marchio
che hai imposto nella mia mente e non riesco a restituirti.
[una lettera scarlatta]

Non mi sembra di averti chiesto nulla del genere,
non io chiesi di essere differente dagli altri,
tanto meno di vivere una vita super partes.
[lo spleen]

E' ora che tu la smetta di ridere,
che riprenda ciò che mi hai dato,
non riesco più a conviverci,
perché non serve a me a salvare gli altri,
non serve agli altri per capire e reagire,
non serve al mondo per essere redento.
[non capisco perchè, aiutami ...]

E' solo la mia Dannazione.
Stillicidio di " ......un bacio".
E' ora che parliamo, si voglio parlare con te che chiamano Dio
e cercare di capire che cosa volevi
e magari di scusarmi per non aver compreso le gioie
che questo veleno mi avrebbe dovuto elargire.
[sono immune a cosa? al nulla?]

O forse non ho compreso come usarlo
e rivelandolo non faccio altro che inabissarmi,
passare da uno psichiatra all'altro
finché non si rendono conto che è reale
e mi lasciano nel mio limbo.
[disperazione della redenzione fallita]

Temo sia ora di parlare.
Se non con te con chi per te,
e cercare di risolvere la mia via e il tuo dono.
[sai dove è. Riprendilo]

Volesse poter dire questo,
anche renderti la vita che mi hai infuso.

Sorrido, Sì.
[Ma lasciati baciare]
"Prendiamoci una pausa.. su avanti!"
Mi guardavi sorridere e non capivi.
Mi sdraiai a terra col mio pacchetto di Malboro
e una bottiglia di Jack Daniels.

I miei stivali alti che non toglievo mai,
neanche di estate. Gli slip neri e la canotta bianca.
Ridevi, non capivi.

Prendiamoci una pausa, una pausa dal mondo.

Iniziammo a fumare, a bere e a parlare.
Di tutti, di tutto, del nostro passato,
del nostro presente, credo che abbiamo fatto ardere all'inferno
metà delle persone che conoscevamo
e che non comprendevano il nostro essere.

Alla fine di tutto eravamo completamente sballate,
ubriache di ricordi e di paure,
annebbiate di dolore e tremore.

Toccai la tua pancia per farti fremere,
avvicinai le mie labbra alle tue dolcemente.
Avrei voluto succhiare fuori tutto il tuo dolore
e farlo mio, liberarti dal tuo essere e inglobarlo in me,
darti la mia poca felicità che avevo e cercare di riempire il tuo vuoto.

Compresi nei tuoi occhi che capivi quello che avrei voluto fare,
staccasti le tue labbra dalle mie, sorridesti.
"Non voglio ucciderti".

Sorrisi.

"Non scegliere tu il modo in cui voglio morire,
tanto accadrà comunque,
per mano tua o per la mia.
"
Sei la mia acqua in una giornata di arsura.
Da te potrei prendere sostentamento per la vita
se solo mi decidessi a berla, assaggiarla, farla entrare in me.

Sei qualcosa di così particolare,
che ho paura a manifestarmi, la tua stessa paura.
E allora ho deciso di camminare lentamente
come quando si gusta un paesaggio
perché la vita mi ha insegnato
che a volte è meglio il prima che l'arrivo.

E allora lo gusto, lo gusto con te,
con le nostre esperienze con i nostri passi,
con i nostri problemi e le nostre sensazioni,
con le nostre paure, gelosie e amori.

Non ti lascio, mi hai chiesto di non farlo,
anche se ripetutamente t'ho detto che sarei disposta
perché non voglio essere per te un problema.

La strada ... ne conosco qualche curva, ma non tutta.
Tu cammini guardandoti intorno con i tuoi occhi,
ridi a volte per scaricare la tensione,
piangi sentendo una canzone perché ti senti sola,
poi ritrovi il buon umore nelle mie parole e nelle nostre risa.

Allora camminiamo, lentamente e guardiamo il paesaggio,
raccontiamoci sempre tutto, senza timori.
A volte una sensazione può cambiare la vita,
è come guardare una persona negli occhi e sapere cosa fare.

Ci vuole tempo, passione, desiderio e voglia
di mettersi in gioco in tutto e per tutto.

Me lo stai dimostrando,
te lo sto dimostrando.

Non è semplice. Ma è qui che voglio stare.

domenica, giugno 21, 2009

I wanted you to know (volevo che tu lo sapessi)
I love the way you laugh (Io amo il modo in cui ridi)
I wanna hold you high and steal your pain away
(Voglio renderti felice e soffiare via il tuo dolore)
I keep your photograph and I know it serves me well
(Ho la tua foto e so che mi ha assistito bene)
I wanna hold you high and steal your pain
(Voglio renderti felice e soffiare via il tuo dolore)

'Cause I'm broken when I'm lonesome
(perchè sono a pezzi quando sono solo)
And I don't feel right when you're gone away
(Ed io non mi sento bene quanto te ne vai lontano)

You've gone away, you don't feel me, here anymore
(Sei andata lontano, non mi senti più quì, non più)

The worst is over now and we can breathe again
(Il peggio è passato ora e possiamo respirare ancora)
I wanna hold you high, you steal my pain away
(Voglio renderti felice, tu soffi via la mia sofferenza)
There's so much left to learn, and no one left to fight
(E non è rimasto nessuno da combattere)
I wanna hold you high and steal your pain
(Voglio renderti felice e soffiare via la tua sofferenza)

[x2]
'Cause I'm broken when I'm open
(Perchè mi sento a pezzi quando mi apro)
And I don't feel like I am strong enough
(Ed io non sento di essere abbastanza forte)
'Cause I'm broken when I'm lonesome
(Perchè mi sento a pezzi quando sono solo)
And I don't feel right when you're gone away
(Ed io non mi sento bene quanto te ne vai lontano)

'Cause I'm broken when I'm lonesome
(Perchè mi sento a pezzi quando sono solo)

And I don't feel right when you're gone away
(Ed io non mi sento bene quanto te ne vai lontano)


You've gone away
(ora devi andare via)
You don't feel me here anymore
(Tu non mi sentirai qui ancora)

sabato, giugno 20, 2009

Sciolgo i nodi che cingono il mio corpo.
Impacciata come sempre perché sono io
che li ho desiderati.

Lucidamente Razionale
so a cosa vado incontro.
Conosco il mio bisogno e il mio essere,
conosco il tuo, Effimera Creatura.

Disegno sulla mia pelle tatuaggi che non vedrai,
adorno i miei capelli con rose,
trucco i miei occhi leggiadramente.

Il tempo passa e il sole tramonta sul mio viso.

Il mio trucco si scoglie alle mie lacrime,
sfioriscono i fiori nei capelli.

Con un coltello solco i miei tatuaggi,
aggiungo dolore al dolore,
allento la tensione.

Lacrime salate cureranno le mie ferite,
non preoccuparti.

Lo avevo messo in conto.
Non il non soffrire.
Ma la mia soglia di dolore.

venerdì, giugno 19, 2009

Il cuore sbatteva ieri sera nel mio petto.
Piacevolmente chiacchieravo con un'amica
e dentro lui sbatteva, si fermava, perdeva un colpo
e poi iniziava a correre e troncava il respiro.
[non ancora. ma poi perchè?]

A stento sono riuscita a sorridere e togliere
dalle labbra quel senso di svenimento che sentivo.
Il torpore nelle braccia e la conosciuta emozione nello stomaco
che tutto stesse di nuovo crollandomi addosso.
[smettila di pensare, fermati]

Torno a casa. Mi siedo. Respiro.
"I find it when I am cut"
Lentamente laceravo il mio essere,
distendevo la tensione concentrandomi,
ma il senso di inadeguatezza non passava.
[non basta... non basta]

Troppo forte il giro di anime nella mia testa.
Dio vorrei staccare, puoi aiutarmi?
Non ho altri mezzi per farlo
e quelli che ho non bastano.
[ascoltami ora]

Fammi respirare a fondo,
ancora una volta,
non togliermi il fiato di nuovo,
non voglio svenire, voglio reagire.
Voglio superare, non sedarmi ora,
non lo voglio, voglio capire.
[sorreggimi tu che chiamano Padre]

Nero di nuovo intorno a me
quando ho riaperto gli occhi era mattina.

[Dio non esiste]
Della tua luce ho avuto paura.
[ne sono io abbagliata]
Già una volta ho fermato la mia mano
quando i tuoi passi stavano perdendo l'equilibrio.
[non cadere, ti prego]
T'ho lasciata respirare.
So che vuol dire quando manca l'aria,
ho tremato più volte spezzandomi il fiato.
[il mio respiro nei tuoi polmoni]

Rimango con la luce del tuo essere diafrano nel corpo
e guardo il mio contrapposto e a volte mi chiedo cosa posso darti.
Non che in me ci sia il nulla,
il nulla è devastante, preferisco il dolore.
[dolore, sangue, sapore, sensazioni]
Ecco, forse sono piena di quello
e delle emozioni che può trasmettermi
e vederti vibrare scandendo solo le mie parole
[t i - h o - t r o v a t a]
mi ha fatto fermare.

Fermare non vuol dire allontanarmi,
vuol dire rimanere in piedi sulla mia posizione.
Sono in piedi per la prima volta in vita mia.
Sono in piedi. Vuol dire che puoi appoggiarti.
Che posso condurti dove sei protetta.
Posso accoglierti.
[sono sola, c'è tanto posto]

Conosci il mio essere abilmente,
mi riconosci in sensazioni e sfumature,
cammina lentamente,

vedrai apparire una creatura all'orizzonte,
i contorni di faranno più definiti,
piano avanzerai.
[la testa si spegne e lascia spazio al delirio]

Non c'è migliore sensazione di quello che c'è prima,
del desiderio che avanza e devasta la testa,
della nostra immaginazione che nutre l'anima,
del mistero dell'essenza dell'essere.
[Indefinibile leggerezza dell'essere]

Viviamo in quella ora.

giovedì, giugno 18, 2009

Un morsa nello stomaco.
Questa volta piacevole sensazione di vortice interno.
Anche io desidero che questo non muti mai,
poi perché dovrebbe farlo?

Ancora la notte è giunta.
L'ennesima volta nella mia pelle
per far trasudare tutti i miei desideri.

Questa volta c'eri tu,
le tue labbra dolci e il tuo sorriso malizioso,
scorrevo le tue mani sul tuo corpo
desideroso di percepire nuove emozioni
di essere alimentato da un nuovo fuoco.

Le mie labbra sul tuo collo scendono sulla spalla,
tendi i muscoli sotto il mio bacio,
incrocio la mia lingua nei tuoi tendini,
la scorro sul tuo tatuaggio,
due linee a insegnarmi quella strada che cerco.

Ti guardo sorridi, il respiro aumenta,
in ogni nostro gesto la consapevolezza
della riscoperta del nostro essere
completamente disinibite al mondo
e sconvolte nell'appagare il nostro innato senso
di fame.

Apro e distendo le tue braccia,
chini la testa portando avanti i tuoi capelli,
dolcissimo abbandono del tuo essere al mio
consapevolezza di quello che chiedo e che mi darai.

Non smettere di portarmi in questo vortice.

mercoledì, giugno 17, 2009

Gemiti Meravigliosi Sussurri

Non sto morendo, rifletto.
[non guardarmi così]
Scruto tutto questo sangue intorno a me e sorrido.
Porto il mio dito alla bocca,
ti chiedo silenzio.
[Ti prego taci]

Rispetta questo mio status, ora.
Perdurerà nel tempo perché la mia ricerca è dolore,
dovrò di nuovo inserire lame nello stomaco
per sentirmi ancora viva.
[Lentamente prendo una Katana]

E poi sorriderò come ora
col mio sangue fra le mani.
[metto le tue mani sulla mia elsa]

Non sto morendo, amore.
Sto solo riflettendo al mio desiderio,
al mio circumnavigare me stessa per capire
cosa è la perfezione dell'essere.
[Ti guardo negli occhi e la faccio scorrere in me]

Si, sono una folle, hai ragione.
Ma entrano dentro di me le persone
con la stessa facilità con cui
potrei mettermi un coltello nelle costole
e chiederti di spingere e dilaniarmi.
[Ti prego fallo e non chiedere]

Con la stessa facilità con cui potrei inserire
le mie mani nelle tue per toccarti l'anima
e finalmente guardarti tremante negli occhi
e portare le dita alla bocca
e sentire che è il tuo di sangue e non il mio.
[Lasciati fare]

Che sei vera, reale, respiri
e non continuo a farmi male per nulla,
che la mia ricerca ha una speranza,
perché esiste quello di cui ho bisogno.
[Entra nei miei occhi e sentimi]

Ora giaccio a terra, ma non sto morendo.
Ho inserito con poco la tua lama nello stomaco
e ne sto sentendo le sfumature,
la diversità di sensazione.
[Perdonami]

Ora non urlare Amore,
non sto morendo,
sdraiati dolcemente accanto a me,
porta il tuo dito nelle mie costole
e poi alla bocca.
[cibati di me]

E' il mio sangue quello che senti
è un altro sapore da quello che conosci.

Non è meraviglioso?

[gemiti meravigliosi sussurri]

martedì, giugno 16, 2009

L'altra faccia dell'amore

Come è mutevole la vita sulle mie labbra,
non lascia più neanche il sapore del suo passaggio.
[E' stato molto tempo fa]

T'ho ricordato ieri sera e non so neanche perché.
Non riuscivo a fare l'amore a provare sensazioni,
tutto dentro di me si ingrandiva,
ingigantivano le sensazioni del nulla che provavo,
non c'era piacere, non c'era nulla.
[e il mio essere lentamente moriva]

E più di quanto mi sforzassi di sentire,
di essere coinvolta, di partecipare,
non c'era nulla.
[il silenzio del nulla]

Gli chiesi di farmi provare dolore,
quello lo sapevo sentire,
lo sapevo ascoltare, lo sapevo interiorizzare.
[la paura si fuse al piacere]

Lo fece.
Ne era eccitato.
Completamente inebriato.
[non guardarlo]

Ogni volta, ogni incontro,
chiedevo di più.
Non avevano senso le sue carezze,
non lo amavo,
non sfogavo il mio essere,
non provavo piacere.
[non c'era piacere]

Ogni giorno lo spingevo un passo più avanti,
verso quell'oblio che non aveva limiti,
non aveva limiti di se stesso,
non conosceva i miei e del corpo umano,
della sopportazione psicologica,
dell'umana perversione.
[Strani sillogismi della mente]

Solo il quel modo potevo sentirmi appagata,
non riuscire a piegare le gambe,
muovermi senza avere ancora il sentore
di quell'amore che non provavo.
[nel dolore il tempo perdura e non scema]

Un giorno, un passo in più,
le sue mani sul mio collo,
svenni e tutto finì.

[il buio m'avvolse]

lunedì, giugno 15, 2009

Spleen

Pluvioso, irritato contro l'intera città, versa dalla sua urna
a grandi zaffate un freddo tenebroso sui pallidi abitanti
del vicino camposanto,
rovesciando, sui quartieri brumosi, la morte.

Il mio gatto, alla ricerca d'un giaciglio sul pavimento agita
incessantemente il suo corpo magro e rognoso; l'anima
d'un vecchio poeta erra nella grondaia con la voce triste
d'un fantasma infreddolito.

La campana che si lagna e il tizzo che fa fumo accompagnano
in falsetto la pentola raffreddata; intanto in un
mazzo di carte dall'odore nauseante,

lascito fatale d'una vecchia idropica il bel fante di cuori
e la regina di picche chiacchierano sinistramente dei loro amori defunti.
Charles Baudelaire
E' veramente questa la mia vita?
Una fumosa ricerca di affettività e comprensione
che non riesco a ricevere dalle persone?

Che cosa cerco veramente?
Oggi mi è stato detto di prendere vie differenti
se queste mi fanno stare meglio,
perché tanto non c'è modo di aiutarmi.

Lo farò, voglio scegliere la via differente,
ma non perché sia migliore di questa,
la solitudine non lo è mai.
Ma perché per lo meno,
mi aprirà altre strade.

Soffrirò ugualmente,
ma forse è meglio così
che vedere una madre che si devasta
e non capire che cosa succede
e comprendere invece che è sola
ma per scelta.

Non sarà semplice,
non mi aspetto semplicità da questa vita.

domenica, giugno 14, 2009

Ho voglia di te.

E' stato solo il mio desiderio che si fondeva al tuo.
[maledettamente]
Parole incontrollabili soffiate dal tuo vento.
Giorni e giorni dove la mia testa non c'era,
non riuscivo a far nulla.
[dove sono?]

E poi il tuo sussurro.
...Ho voglia di te...
[sto sognando]
e la mia testa abbandona ogni remora,
gli occhi si chiudono e il pensiero vola.

Vola sopra il tuo corpo leggero,
prima dolcemente le mie sensazioni,
più forti e decise le tue.
...Non avere paura...
[ne ho da morire]
ma lascio andare le mie mani sulle tue ali
che sembrano non aver paura di nulla
neanche di me e il mio bramarti.

Scorrono gli occhi,
aumentano le sensazioni,
devastante sconvolgimento dell'anima
che destabilizza il mio essere
[no, non ancora, non farlo]
e m'abbandono alla tua volontà,
esprimo la mia correlata
ad un bisogno di unione di quelle parti mancanti
del mio essere.
La perfezione del mio desiderio.
Il sublime incastro fra la perversità del mio essere.
Ho bisogno di questo connubio
lo posso trovare solo attraverso te.
[scopri il tuo petto a nuove lame]

Ora sai, anche se questo ci ha fatto allontanare
di un dolorosissimo passo.
Sei aria, non puoi andare via, devi restare.

Ma il mio desiderare non cambia,
non può farlo,
perché è tutto quello di cui ho bisogno.

venerdì, giugno 12, 2009

Non sono Umano.
Non sono Celestiale.
Non sono Infernale.

Sono vicino agli dei, con l'orribile consapevolezza di essere solo me stesso.
Diverso non peggiore o migliore di altri, diverso.

Dal cuore forte straziato da lamiere di bronzo del tempo tiranno.

Mille specchi davanti ai miei occhi per vedere alle mie spalle ciò che lascio,
camminando rigido su di un pavimento di fine ghiaccio.

Un passo alla volta, spesso rischiando nel continuare i miei intenti.

Sapendo che un giorno spezzerò la lastra,
colando a picco come un fiero relitto,
portando con me i segreti nel fondale oscuro.

giovedì, giugno 11, 2009

Puoi volare Dolce Amore.
Lasciati andare.
Tutto quello che cerchi, lo troverai.
Perché io so volare.

Continui a infliggermi le tue ferite,
non mi risparmi.
Quanto differisci dall'uomo che mi abbraccia
che dice di amarmi e che mi consola.

E non so se tollero meglio questo sangue
sulle mie labbra ora
che quello che sputo quando mi ferisci.

Cola dalla mia bocca, il tuo sangue.
Ho morso, per la prima volta recato dolore,
dolore voluto, cercato, implorato.

E ho morso e fra le mie labbra e sulle mie mani
c'è il tuo sangue.

Tu sei li e io sono qui,
ascolti solo quello che vuoi ascoltare
nella tua rabbia e nel tuo odio.

Non vuoi capire,
continui ad abbracciarmi e a ferirmi,
a baciarmi e a girare dentro di me il tuo coltello,
ti sono sempre stata alleata,
ho riaperto strade che per la tua sventatezza
avevi chiuso.
Ho ridato luce ai tuoi occhi,
ho amato il tuo essere,
adorato il tuo corpo,
deliziato la tua anima,
inebriato i tuoi sensi,
chiesto eterno amore e una fuga assieme.

Ora perché infierisci senza guardare,
perché non mi dai tregua,
perché non ritrai la tua arma
e la parte oscura del tuo essere
da me.

Eppure sai che sto morendo,
non te l'ho nascosto,
ma a volte sembri non ricordartelo
e lanci frasi senza senso
perché sei abituato a riceverne.

Non t'ho mai fatto del male,
t'ho sempre concesso tutta me stessa,
t'ho rispettato, amato come un re.

Allora uccidimi ed evita lo stillicidio.

mercoledì, giugno 10, 2009

Perché non ricordare ora che tutto s'accende
sensazioni passate che il tempo non cancella.
[non lo fare...]
E aprivo le mie ante di legno alla notte
le avevamo ridipinte di bianco
e ci piaceva tenerle aperte nelle sere d'estate.
[ora fermati...]
Sento ancora l'odore del muschio bianco
che solevo metterti sulla pelle.
Spesso ti addormentavi mentre lo facevo,
quella sera non fu così.
[non guardare...]
Risa, scherzi, pizzichi ed eravamo nel letto.
Mi salivi sopra e ti divertivi
con i mille nomi che avevi inventato per me.
Poi ti fermavi e ti rannicchiavi sul mio petto,
il tuo respiro greve e le tue risa distratte.
[dolore...]
La tua pelle liscia sotto le mie mani,
si increspava alle mie dita.
Le tue labbra non si staccavano dalle mie
e le mie mani correvano veloci sui tuoi fianchi
solcando i lati del seno.
[non riesco...]
Passavo le ore ad accarezzarti,
tu sdraiata sopra di me,
mi piaceva tantissimo,
non c'era sensazione migliore di appagamento.
T'avevo sempre rispettata
e conservato i tuoi tempi
maturando i miei.
[lacrime amare...]
All'improvviso il desiderio,
i tuoi morsi ripetuti,
le mie dita stampate nella schiena,
che si muoveva frenetica.
Avrei voluto fermarti,
avrei potuto fermarti,
ho chiuso gli occhi.
[...]
T'ho amata,
ho sentito il tuo calore devastarmi l'anima,
il suo sapore era l'essenza della vita stessa,
l'espressioni del tuo viso, un quadro di inestimabile valore,
i tuoi muscoli tesi, l'inno di un atleta vigoroso,
il tuo respiro bloccarsi per poi sfinirsi.
La mia estasi.
[il sangue dal cuore]
T'ho amata,
senza mai proferire quelle parole
che ti saresti aspettata da me.
T'ho dimostrato cosa eri per me
avrei dato la vita per la tua,
per un tuo sorriso, per una tua movenza.
[pulsa ancora fra le mie mani]
Perché ora ricordo,
perché ci sei te dopo tanto tempo?
Porta via il tuo odore,
i tuoi occhi ebano e i tuoi capelli notturni,
la tua bocca sanguigna.
Ho bisogno di un nuovo amore
che riesca a prendere il tuo posto.
[lentamente infilo la lama]
No, lascia stare.
Rimani con me.
Il ricordo non fa paura, lo si è già vissuto.

[per poi estrarla]