martedì, marzo 15, 2011

Scordai

Si era lanciato nel vuoto.
Aveva appoggiato il bastone alla balaustra,
i suoi occhi brillavano di una luce strana.
Ragionavamo assieme circa l'imminente operazione,
sembrava avere speranza nelle Parole.

E' bastato un lungo respiro per cancellare
tutto quello che aveva pronunciato
senza crederci minimamente.
Aveva visto la Realtà degli Eventi.

Angelica era corsa di sotto,
cercava di tenergli in viso fuori dalla rossa pozzanghera
mentre mi guardava e sussurrava
"Aiutami, non ce la sto facendo .."

Cercavo di urlare a tutta quella folla
che un attimo dopo il volo di un Angelo
si era girata facendo finta di nulla.
Ma non usciva voce dalla mia Bocca.

Stringevo la balaustra di ferro nei pugni
e provavo ad urlare, guardando tutto dall'alto.
Ed ero impotente a quello che accadeva...
eppure un attimo prima era così sicuro di farcela.

Un uomo dal nero giaccone
aveva appoggiato il ginocchio a terra accanto a Carlo
e stringeva le mani attorno allo stomaco
scuotendo la testa.

Trasalì.

Ero seduta sul letto completamente sudata
con le mani appoggiate sui cuscini
e il respiro di una lunga corsa.
Le gote rigate dalle Lacrime.

Loro erano seduti alla fine del letto.
Di spalle l'uno dall'altro.
Angelica giocava con i capelli
dondolando ritmicamente le gambe.

Carlo fumava una sigaretta
che sembrava non consumarsi mai.
Presi a respirare più lentamente
e cercai di razionalizzare l'irrazionale.

Chiusi la bocca e asciugai le lacrime
strofinando gli occhi.
Era notte ed era stranamente caldo,
così mi alzai per aprire la finestra.

Girandomi se ne stavano andando assieme
come due perfetti sconosciuti.
Ho alzato la Mano come per fermarli.
Angelica si girò ma non mi sorrise come allora.

Nei suoi Occhi c'era tutto quello che aveva visto,
l'Orrore della Morte fra le Mani,
la sua Dolcezza e la Speranza
erano state Corrotte, Dilaniate.

Carlo non aveva più un'Anima,
teneva gli occhi bassi a terra,
continuava a fumare l'eterna sigaretta
calzando il grande cappello Nero a Falde.

Li vidi scomparire nella Notte.
Chiusi gli Occhi ancora una volta.
Tornai indietro nel tempo a quando ero ragazzina,
a quando stavano costruendo quel palazzo.

Correvo dietro alla Palla
che Riccardo aveva calciato troppo forte
ed era andata a finire oltre la recinzione
di quel palazzo in costruzione.

Sentii un Urlo.
Guardai in alto verso la Grù sospesa nel vuoto.
E persi il respiro in un solo istante.
Non riuscii a parlare per lungo tempo.

Mio Padre tornava in quel momento da Lavoro,
aveva lasciato la macchina lungo il viale
e si era incamminato a casa.
Io corsi al Bar e indicai un Whisky.

Lo misi in una bottiglietta del succo di frutta
e corsi a casa. Papà era seduto sulla Sedia
e mi Madre gli parlava accucciata fra le sue gambe.
Lo sguardo di mio Padre era perso nel vuoto.

Versai il contenuto della bottiglia in un bicchiere
e glielo poggiai vicino alla Mano
stando attenta a non fare Rumore.
Poi mi allontanai lentamente.

E scordai ogni cosa.
Fino a ieri sera.

1 commento:

Lilly ha detto...

Un flash, m'ha fatto canticchiare la canzone di Cristicchi. Immagini che scorrono nella mia mente, indotte dal tuo modo cosi' viscerale di mettere in prosa tutto ciò che vivi, senti ti dilania.
Questo strano meccanismo di ritornare al Passato, di rivivere dolori e orrori, fa parte di noi. Ci nutriamo di dolore e orrori, per provare poi, ad assaporare un piccolo sorriso, un gesto che illumini i nostri occhi stanchi di sognare.
Ti regalerò una rosa!
Buona giornata.

(...E ti stupisci che io provi ancora un’emozione?
Sorprenditi di nuovo perché Antonio sa volare).