lunedì, giugno 07, 2010


Cristo come sono stanca.
Ho qualunque parte del corpo che mi duole
o per lo meno mi conferma la sua esistenza.

Il mare è meraviglioso,
per noi, gente col mal di terra, è sempre immenso.

L'odore della salsedine sugli abiti,
il vento fra i capelli, mi portava indietro.

Ma questa volta non ho pianto
ricordando i miei giochi di bambina e mia sorella ridere.

Ho sorriso anche io mentre mi allontanavo
ritornando alla mia vita, immergendomi nella musica.

E ho ballato tutta la notte,
la mia bocca sapeva di rum negro e di mille dopo barba.

E t'ho dimenticato.
Così dolcemente da rimanerne sorpresa.

E così domani riparto.
Starò fuori altri tre giorni.

Altri tre lunghi sospiri,
senza nemmeno il tuo ricordo.

6 commenti:

Massimo ha detto...

cara Asha,
questo post è bellissimo e malinconico, come piace a me.
Adoro il mare, come te, anche se io non faccio parte della categoria "gente di mare" nel senso che purtroppo non ci abito.. che invidia.
Beh, spero tu stia bene...
un caro saluto... e fortunata te che tra 3 giorni respirerai ancora l'aria di salsedine... ciao ciao.

andrea ha detto...

............

Michiamomari, e ha detto...

cara Asha... mi fermo, un solo istante, a dirti quanto è bello il tuo blog.. mi piace. Perciò mi vien voglia di dirtelo, e di lasciarti un abbraccio.. tutto qui. Ciao

bellocks ha detto...

Cristo quanto t'ho immaginata...
eravamo soli sulla sabbia e ci piaceva da morire fare all'amore. Poi mi sono svegliato e avevo il mare che mi baciava gli alluci. C'era un bel sole e il tuo ricordo che scottava dappertutto.

ashasysley ha detto...

Bellocks. Abbiamo fatto l'amore tante di quelle volte che sto perdendo il conto. Ed ogni volta è diverso. Cerchiamo i nostri successivi passi dentro l'altro, come un veggente nella sua sfera. Ci scambiamo il calore, sigarette e baci. Cercando di andare avanti in tutto questo, che sembra solo complicarsi ogni giorno di più. Poi salgo le scale salutando le vecchiette pettegole del tuo condominio e mi butto nel tuo letto mentre sei appoggiato alla spalliera di legno e fumi una sigaretta. Spegnamo la luce sul tuo comodino e attendiamo che la luna curiosa illumini nuovamente la nostra pelle. Per ricercare nuovamente dentro di te, i miei prossimi passi. Per piangere ancora una volta e vederti raccogliere tutto, con un'insana comprensione. A volte è il tuo capirmi così a fondo che odio. Lo sguardo di chi già sapeva e che non ne è quindi stupito. Le tue carezze sulla mia pelle, laddove sai che ci sono le ferite. E le tue labbra strette mentre continui a fumare per non parlare. A stasera.

UIFPW08 ha detto...

Ho imparato ad ascoltare il mare e a saperlo amare anche quando non era blu. Ho imparato a sognare piu di quanto sapevo fare, adesso. non canto piu.